Medicina antroposofica


La medicina antroposofica considera la persona nella sua interezza e al tempo stesso nella sua specificità; ampliamento della medicina convenzionale, guida la ricerca delle leggi che stanno a fondamento delle manifestazioni della vita, dell’anima e dello spirito nell’uomo e nella natura. Frutto di tale ricerca è un’immagine integrata dell’uomo che permette di valutare tutti gli aspetti in cui la vita umana si realizza. Ciò rende possibile, tra l’altro, una concezione unitaria, razionale e inevitabile di fisiologia, patologia e terapia. Il medico che orienta la sua professione in senso antroposofico si sforza di cogliere, assieme al paziente, il significato della malattia riguardo alla sua evoluzione corporea, psichica e spirituale, tenendo conto delle leggi intrinseche alla biografia dell’uomo.

Le cure o rimedi, si effettuano attraverso i medicinali antroposofici che agiscono sostenendo ed evocando le forze di guarigione proprie dell’organismo umano.

 
CURARE I BAMBINI ATTRAVERSO LA MEDICINA ANTROPOSOFICA
Nella vita di un bambino l’evento della malattia occupa un posto preminente nella scala delle esperienze di crescita, sicuramente meno attesa dello sviluppo del linguaggio, del raggiungimento della posizione verticale, e del successivo apprendimento della lettura e scrittura ad esempio. Di fatto però è da riconoscere il peso che le malattie occupano nella prima fase della vita per poi riapparire quando molto di questo tragitto è stato  consumato e ci si trova dall’altra parte della curva, il periodo della senescenza. La malattia non è un momento considerato felice, al più un’interruzione del percorso, un qualcosa da allontanare il prima possibile, da togliere di mezzo e cercare di prevenirlo. In larga misura nessuno si troverà in disaccordo con questo pensiero, ma a volte non si prendono in considerazioni le trasformazioni che le malattie dell’infanzia determinano una volta che sono state superate. La fretta è il metro della misura dell’efficacia di una terapia e dimentichiamo di non considerarci un po’ della macchine che riparate possono partire subitamente senza scossoni o attenzioni. Una volta, saggiamente, al fine della malattia seguiva un periodo di convalescenza perché intuitivamente si sapeva che le forze usate per la guarigione erano limitate e serviva del tempo per poterle ricostituire integre. Ci sono molte ragioni per cui ci si ammala, altrettante per cui ci si mantiene sani; porre attenzione all’ambiente in cui si vive alla sua salubrità e il rischio, per necessità o imposizioni della vita, a vivere in contesti impoveriti, condizionati dalla presenza di realtà che non contengono una vera attenzione all’essere umano, fanno si che le forze della crescita siano indebolite. Se da una parte le malattie sono possibilità di sviluppo, di sforzo per il loro superamento, dall’altro possono bloccare in uno stato di sofferenza in cui il fisico diventa sede solo di dolore e annichilimento. Guarire è la premessa di autoaffermazione nel mondo, di percepire la propria capacità di essere valenti, e quindi di poter operare nel mondo, e di non limitare al solo esistere biologico ma un’entità che esige un proprio posto al sole.

La malattia non è solo un fatto privato ma coinvolge la famiglia e quindi su di essa si pone l’attenzione del medico che accompagna il processo di cura potenziando fino dove possibile le forze di auto guarigione che sono insite nel bambino e in ogni essere vivente, e sostenendo esse si possono poi accrescere e irrobustire. La vera guarigione non è soppressione di un sintomo, è acquisizione di una competenza immunologica che rende più adatti e forti. Il supporto alle figure genitoriali è uno dei pilastri della cura; non possono essere considerati solo spettatori, al più somministratori di rimedi, ma portatori e sostenitori del processo di cura. Genitori spaventati non possono, se con estrema difficoltà affrontare il disagio e il dolore e reggere con forza l’impegno del bambino malato.

Il percorso di guarigione del bambino comporta la comprensione di quali siano i suoi bisogni più profondi che non escludono la necessità di una alimentazione adatta e non troppo impegnativa. I bisogni del bambino sono anche legati all’instaurare processi ritmici nel corso della giornata e al rispetto del suo corpo di calore e allo sviluppo di sane abitudini. Il tempo delle pause e del sonno ristoratore, i momenti della nutrizione e del calore sia fisico che animico.

Attenzione che si pone alle esigenze del corpo non solo lo rendono più resistente ma ricadono positivamente sullo sviluppo delle forze dell’anima; ciò rende la persona resistente, migliora la resilienza (capacità di rispondere in maniera costruttiva alle avversità).

Non si può dimenticare che la componente pedagogica fa la parte principale in questa ottica di sostenere lo sviluppo. Conoscere che all’inizio della crescita le forze che sostengono poi il processo dell’apprendimento e dello sviluppo cognitivo sono all’inizio impegnate alla costruzione del corpo fisico fa si che non siano poste richieste anticipate intese come competenze intellettuali.

Ciò a rinforzare la sua costituzione fisica e lo rende più adatto a superare le difficoltà e pure le malattie. Il concetto di osservare e seguire le tappe del sano sviluppo comporta pertanto non solo una più robusta costituzione fisica ma anche il crescere in modo armonico al fine di non trovarsi esposto ad una accelerazione delle richieste del mondo attuale, sia scolastico che familiare. I bambini nella loro generosità innata possono assecondare le richieste troppo premature degli adulti affidatari ma a scapito di un sano sviluppo del corpo fisico, in quanto non si possono usare contemporaneamente per costruire il corpo fisico e impiegare le stesse per lo sviluppo cognitivo se posto in modo prematuro e intellettualistico.

La possibilità di rimanere sani anche quando si cresce e si diventa adulti poggia sul rispetto delle fasi dello sviluppo che è uno dei fondamenti della pedagogia antroposofica sia nell’ambito scolastico sia nelle maglie della medicina. Non perdona il futuro se lo si affronta con forze dimesse dal loro uso improprio. Conoscere lo sviluppo vuol dire sapere quali compiti deve e può affrontare il bambino e fino a che punto può arrivare il suo impegno senza pregiudicare il suo futuro.

Dr. Fabio Ciserani

Medico Chirurgo

Specializzato in Medicina Antroposofica